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E-book fest: un modo diverso di essere autentici lettori

Dici e-book e subito pensi a qualcosa di tecnologico ed alternativo alla classica lettura “tattile” con un buon libro in mano. Niente di più sbagliato. O meglio, ricondurre il concetto di libro elettronico a quanto descritto sopra sarebbe ingiustamente riduttivo.

Nella recente tre giorni (25-26-27 ottobre) svoltasi presso la struttura del Palafiori di Sanremo è stato celebrato l’E-book fest, neonata manifestazione per la città dei fiori che ha visto protagonista il libro elettronico declinato molte delle sue forme, e questo mi ha permesso grazie all’ascolto di conferenze e a incontri illuminanti – da appassionato prima ancora che da professionista nel settore della formazione informatica – di poter approfondire la mia conoscenza di una tecnologia certamente affascinante e di cui, spesso, si conoscono in maniera frammentata solo gli aspetti commerciali.

Cominciamo da un breve postulato: l’e-book, prima di tutto è semplicemente un libro. Così come non esistono lettori digitali e cartacei, ma semplicemente lettori, con la differenza che i fruitori del libro elettronico appaiono ancor più esigenti ed attenti di quelli “tradizionali”. In tram, in treno o più semplicemente a casa non sfogliano un numero più o meno consistente di pagine ma reggono un comodo e leggero e-book reader, un dispositivo di ridotte dimensioni concepito appositamente per la lettura e per un confort ottimale per gli occhi grazie all’e-ink (inchiostro digitale), con funzioni mirate per poter – ad esempio – aggiungere un segnalibro o se possibile scrivere una annotazione a margine. Ulteriore differenza: il lettore digitale ama la lettura in senso lato e del libro tradizionale osserva anche l’involucro, qualità della carta e dei font (caratteri) utilizzati, si sofferma sulla quarta di copertina. Per questo desidera ritrovare gli stessi dettagli anche in un formato elettronico (e-pub e mobipocket, preferiti al pdf) e desidera che siano gli stessi editori ed autori a comprendere le esigenze del consumatore finale. Ecco, questi sono tra gli aspetti che indubbiamente mi hanno sorpreso ed intrigato maggiormente all’e-book fest, grazie al felice incontro con Massimiliano Enrico e Luca Calcinai, quest’ultimo con tanto di camice e qualifica conquistata sul campo di e-book doctor (nella tre giorni sanremese, a chiunque portava il suo reader con malfunzionamenti veniva effettuata una verifica tecnica con eventuale riparazione del tutto gratuita.

Consulente freelance editoria digitale ed operatore del settore

Massimiliano Enrico mi ha accolto allo stand dell’e-book club italia (www.ebci.it) illustrandomi le sue esperienze di consulenza nel settore dell’editoria digitale e come un e-book reader non sia affatto un tablet, affiancandosi semmai ad esso (per inciso, prodotti come l’I-Pad non risultano quindi adatti per la lettura, semmai per una consultazione di documenti di vario genere e per la fruzione di contenuti multimediali). Successivamente è giunto il gradito invito di Luca Calcinai, fondatore dell’E-book Club Italia ed esperto ed operatore del settore, come Enrico, a visitare con tanto di erudita spiegazione il bellissimo e-book museum allestito in una spaziosa sala del Palafiori in ordinate vetrinette con esaurienti e completi pannelli esplicativi, in cui ho ravvisato da subito – e qui esce fuori la mia anima da formatore – una eccellente utilità didattica. Nonostante ci fossero eventi appositamente concepiti per scolaresche e docenti, non ci sarebbe occasione di conoscenza migliore di una visita al piccolo ma curato museo corredata dall’appassionata e competente spiegazione di Luca Calcinai, complemento indispensabile per apprezzare ciò che di lì a poco avrei potuto vedere e toccare con mano. Come vedete quindi, il filo conduttore resta lo stesso: gli amanti dell’e-book non sono necessariamente smanettoni tecnologici ma in primis appassionati lettori che, come nel caso del club, cercano a lorovolta di trasmettere questa passioni a visitatori e curiosi che si vogliano avvicinare a questo mondo. Perchè di mondo si tratta.

Luca Calcinai, l’e-book doctor

Luca mi ha guidato in un viaggio iniziato nel 1968 con i primi tentativi di produzione degli e-book readers, attraverso gli anni ’80 e ’90 sino ad arrivare al 2012 transitando attraverso una curiosa sezione denominata  meteore, all’interno della quale erano presenti quei dispositivi tecnologicamente dotati ma che hanno goduto di scarsa fortuna commerciale, come l’Asus Eee-Note. E qui emerge un altro aspetto che rende davvero pregevole sia l’evento in sè sia gli intenti dell’e-book club italia: non vi sono aspetti commerciali, non ci si sofferma su marchi e modelli ma tutto è incentrato sull’approccio da avere nei confronti del libro digitale, ritenuto eccellente prodotto ad esempio da diffondere nelle scuole con alcune note critiche – sempre garbate e motivate s’intende – da parte di Calcinai sulla diffusione di tablets all’interno degli istituti scolastici, ritenuti strumenti non idonei per lo studio e per la ri-lettura (eh già, perchè lo studio è un ulteriore tipo di lettura, che si unisce quindi alla lettura intesa come narrativa e alla lettura-consultazione, più distratta e variegata, come può essere quella di un quotidiano).

Da informatico quindi, confesso che ho preso parte all’evento nel suo insieme convinto di avere una soglia di conoscenza tecnica adeguata per avvicinarmi all’argomento e ne sono uscito arricchito dal punto di vista dei contenuti e dei rapporti umani, conscio quindi che l’e-book fest è stato una preziosa occasione di aggiornamento e di apprendimento, oltre ad avermi offerto spunti utili di cui intendo servirmi, in futuro, per la mia attività didattica.

Inoltre, i convegni ed i fortunati incontri che ho contribuito a propiziare mi hanno soprattutto permesso di comprendere il punto di vista di un vero lettore, come ciascuno di noi può essere se solo si sofferma a riflettere alcuni secondi in più, colmando quella lacuna dal punto di vista della user-experience che mi sono reso conto di avere non appena ho varcato la soglia delle sale congressi ed espositive per uscirne.

Un evento insomma che, come altri visitatori, mi auguro venga ripetuto con ancor maggior successo e pubblicità nel 2013. E chissà che sino ad allora io non abbia almeno affiancato volumi e volumetti tradizionali (e rassicuranti, aggiungerei) ad un comodo reader

Andrea Cartotto

Trainer Andrea

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Come rimuovere il diffuso virus della “Polizia Postale”

Fac-simile della schermata relativa al fantomatico virus della Polizia Postale

Alzi la mano chi, negli ultimi mesi, per esperienza diretta o per sentito dire durante la normale navigazione in internet si è trovato di fronte ad una improvvisa e apparentemente minacciosa schermata in cui la “Polizia Postale” (le virgolette sono d’obbligo) o la “Guardia di Finanza” annunciava di aver intercettato le nostre attività illegali in rete e, per questa ragione, di aver bloccato il nostro computer. Ed ora, come si fa? Leggendo con più attenzione la fastidiosa schermata munita anche di loghi taroccati della Polizia di Stato che sembra mettere in bella mostra il nostro ip ed il browser che utilizziamo abitualmente, poche righe sotto ci viene cortesemente fornita la soluzione al nostro problema: basta pagare 100 € o più (mediante apposito link, si intende…) per fare sì che il blocco sparisca e tutto torni alla normalità.

Prima ancora di spiegarvi come eliminare in pochi clic questo fastidioso virus, vorrei farvi riflettere su alcuni aspetti: 1) questa persistente schermata, come osservato dalla Polizia Postale e delle comunicazioni – quella vera! – fa leva sul nostro timore e sulla soggezione che ci può incutere la presenza di elementi che facciano riferimento alle forze dell’ordine (vi sono varianti del virus con loghi ed intestazioni della Guardia di Finanza); 2) ciò che dovrebbe da subito metterci in allarme è il fatto che le forze dell’ordine, qualora rilevino eventuali attività informatiche illecite, sono in grado di prendere provvedimenti disciplinati dall’ordinamento giuridico e di certo NON estorcono denaro agli utenti della rete per rimuovere un blocco, che si tratti di 100 oppure semplicemente di 1 €!

Variante del Virus con loghi della Guardia di Finanza

COME COMPARE QUESTO VIRUS SUL NOSTRO COMPUTER: la fastidiosa finestra che potete osservare in figura compare abitualmente durante la navigazione in internet sfruttando alcune vulnerabilità degli elementi in Flash o in Java che compongono le pagine web. Ci si espone sicuramente ad un rischio maggiore cliccando in maniera distratta su alcune pubblicità ingannevoli presenti molto spesso all’interno di normali siti internet o navigando all’interno di siti con contenuti per adulti.

COME RIMUOVERLO E TIRARE UN SOSPIRO DI SOLLIEVO: fortunatamente la rimozione di questo virus è alla portata anche degli utenti meno esperti. Una volta che la finestra fa la sua comparsa nel nostro browser, senza perdere la calma premiamo il tasto reset del nostro pc fisso o teniamo premuto per 6 secondi il tasto di accensione del nostro portatile per effettuare un arresto forzato del sistema. Una volta riavviato il pc, premiamo rapidamente il tasto f8 della tastiera per accedere ad un menù da cui scegliere la voce modalità provvisoria con rete (la selezione dovrà avvenire con la tastiera, poichè il mouse in questa fase non funziona).

A quel punto, una volta giunti al desktop di windows, cliccando su start-programmi sinceriamoci di trovare la cartella esecuzione automatica (è possibile raggiungere la medesima cartella attraverso il percorso risorse del computer – disco locale c: – programmi – esecuzione automatica). Al suo interno troveremo un processo dal nome strano, composto di solito da lettere e numeri. Eliminiamolo senza timore con un clic del tasto destro e poi con un clic sinistro su elimina. Se infatti restasse al suo posto, ad ogni nostro tentativo di avviare il browser farebbe comparire la finestra del virus senza la possibilità di chiuderla. 

UNA VOLTA ELIMINATO IL PROCESSO INDESIDERATO: sembrerà un consiglio piuttosto banale, ma dopo aver eliminato la ( o le ) voci indesiderate dall’esecuzione automatica effettuiamo una scansione completa del nostro computer con il nostro antivirus, rigorosamente aggiornato alle ultime definizioni. Non dovrebbe più esserci alcuna traccia della minaccia che sino a poco prima ci ha fatto sudare freddo.

Posto che la Polizia Postale e delle Comunicazioni è sempre disponibile mediante qualificati professionisti a rassicurare gli utenti della rete in caso di eventuali dubbi, prima di contattare i loro uffici (a proposito, i numeri degli uffici divisi per regione li potete trovare qui), evitiamo di porci subito in stato di allarme ed osserviamo con attenzione le finestre insolite che possono comparire durante la nostra esperienza in rete: a volte, come in questo caso, si tratta di truffe raffinate (pensate che in questo caso i links incriminati si appoggiano ad un server russo) ma facilmente smascherabili aguzzando la vista e…il buon senso!

Andrea Cartotto

Trainer Andrea

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La tua password è davvero sicura? [UPDATE 22/07/2017]

Internet è una miniera di risorse e di servizi, e spesso a molti di questi ci iscriviamo – gratuitamente – per ricevere o gestire nuovi aggiornamenti o contenuti: a volte ci viene richiesto solo il nostro indirizzo e-mail, in altre occasioni dobbiamo invece scegliere anche una password che ci consenta di entrare nell’area a noi riservata all’interno di un sito.

Per non parlare poi di quando accediamo alla nostra casella di posta elettronica, ai social networks e…all’home banking!

Come possiamo allora essere ragionevolmente sicuri che la password  da noi scelta sia davvero sicura e ci faccia dormire sonni tranquilli? Per non banalizzare la scelta della nostra parola chiave parola d’ordine vi riporto di seguito alcuni utili e semplici accorgimenti che tutti possono (anzi, dovrebbero…) adottare al momento di scegliere una password:

1) la password quasi perfetta deve essere composta da almeno un carattere minuscolo, almeno un carattere maiuscolo, almeno un carattere speciale (ad esempio il trattino -, la @ oppure i simboli $ o &) ed almeno un numero; questo renderà la vita difficile ad eventuali malintenzionati;

2) cerchiamo di resistere alla tentazione di utilizzare nomi di battesimo o nomi troppo comuni, nomi dei propri familiari, date di nascita personali o dei congiunti. Se proprio non ce la facciamo, almeno utilizziamo passwords differenti per differenti servizi web;

3) non sono un pegno d’amore, quindi salvo casi particolari le proprie password non vanno divulgate a nessuno! 

4) Se il proprio computer viene condiviso da più utenti, ad esempio in un ufficio o anche in casa, evitare che il proprio browser (Internet Explorer, Chrome, Firefox) memorizzi in automatico le password una volta inserite. E’ sufficiente cliccare sull’apposita opzione “non memorizzare” che il browser stesso ci mostrerà;

5) pur confidando nella nostra ottima memoria, è sempre bene trascrivere con cura tutte le password impiegate indicando a quali servizi si riferiscono e custodire questi appunti in un luogo a noi conosciuto e riservato; 

6) se non vogliamo trascrivere a mano o con un programma di videoscrittura le nostre passwords, possiamo impiegare comodamente dei programmi gestori delle parole chiave che le custodiranno per noi, a patto di ricordare almeno UNA password: quella di accesso al programma stesso, senza la quale non accederemo all’archivio con tutte le parole chiave che abbiamo specificato. Vi consiglio ad esempio il programma KEE PASS, gratuito (in lingua inglese, ma di facile utilizzo) che potete scaricare comodamente cliccando QUI. COME FUNZIONA: basterà scegliere una password MASTER per accedere in sicurezza al programma ogni volta, e conservare nella cartella documenti uno specifico file, dall’estensione .kdbx, generato automaticamente la prima volta da Kee Pass. Questo, infatti, farà da chiave. Senza quel file, anche con la password master, il nostro archivio sarà inviolabile;

7) sempre per non ricorrere a un post-it in cui appuntare disordinatamente le passwords, vi segnalo il servizio online – in cloud e disponibile anche mediante apps per Android e iOS – LAST PASS. Clicca QUI, e poi su OTTIENI LAST PASS FREE;

 8) infine, se vi state spremendo le meningi per creare una password che rispetti le regole descritte al punto 1 o semplicemente se siete pigri e avete poca fantasia potete ricorrere all’eccellente sito GENERATE PASSWORD (basta cliccare QUI per accedere all’indirizzo esteso del sito), che sfornerà per voi password assolutamente casuali da impiegare per i servizi web a noi necessari.

Un discorso a parte meritano gli accessi ai servizi di home banking (gestione della banca da casa) offerti da tutti gli istituti di credito: alcuni permettono di accedere ai dettagli del proprio conto corrente dopo aver installato sul proprio computer un certificato di sicurezza fornito dalla propria banca insieme ad un numero identificativo, lasciandoci poi il compito di scegliere una parola d’ordine. Non si spaventino i più inesperti: è un’operazione tutto sommato semplice per cui può consigliarvi l’impiegato di fiducia della vostra filiale. In futuro, comunque, dedicherò un articolo proprio a questa procedura. Altri istituti invece, mettono a disposizione del cliente apposite card elettroniche o chiavette alimentate con una piccola batteria dalla lunga autonomia che mostrano su di un piccolo display una sequenza di numeri, da inserire per svolgere le proprie operazioni dispositive sul conto corrente al posto della tradizionale parola chiave.

Terminata la lettura di questo articolo, se invece che digitare le password in automatismo presteremo un briciolo di attenzione in più alla loro scelta e al loro inserimento, con poco saremo certi di non prestare il fianco alle frodi telematiche che, spesso, approfittano proprio della nostra inesperienza e/o ingenuità.

     Andrea Cartotto

     Trainer Andrea

 

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Primo contatto con Windows 8

Con l’approssimarsi della data di lancio (26 ottobre 2012) del nuovo ed innovativo sistema operativo targato Microsoft, Windows 8, in tanti tra utenti avanzati o meno ed appassionati si è fatta strada la curiosità nel conoscerne pregi e difetti.


L’interfaccia grafica dell’ultima versione di Windows (l’aspetto estetico e la struttura di icone e menu per intenderci) sarà molto familiare agli attuali possessori di uno smartphone dotato della versione mobile di Windows – Windows Phone – che, per assecondare l’esperienza d’uso degli schermi touch, ha adottato al posto delle classiche icone da sfiorare (in gergo “tappare”) le live tiles, mattonelle interattive dalla dimensione generosa che si aggiornano automaticamente offrendo una panoramica immediata sullo stato di chiamate, sms e altre funzionalità.

Il concetto tradizionale di desktop quindi, sembra destinato ad essere fortemente innovato ma ciò che probabilmente decreterà il successo o l’insuccesso di Windows 8 sarà la versatilità del sistema, cioè la sua capacità di adattarsi a differenti tipologie di pc e, soprattutto, ai tablet.

In attesa di una mia “prova su strada”, per dare a tutti i lettori e gli amici del blog un’idea di quanto offerto dal successore dello stabile e funzionale Windows 7 propongo una interessante video-recensione realizzata dagli esperti di Tv Tech. 

A chi invece non sa resistere all’attesa, ricordo che una versione non definitiva (in gergo Release Preview, anteprima) di Windows 8 è liberamente scaricabile cliccando qui, fornendo un indirizzo mail valido e selezionando l’Italia dall’elenco dei paesi disponibili. Raccomando – solo agli utenti più esperti – di seguire dettagliatamente le istruzioni presenti sulla pagina ufficiale di Microsoft e, comunque, di procedere con cautela. Inoltre, non dimentichiamo che tutte le versioni di Windows non definitive sono destinate a fare la classica fine dello yogurt…ovvero, una volta scadute devono essere disinstallate!

   Andrea Cartotto

  Trainer Andrea

QUI SOTTO, LA VIDEO-RECENSIONE DI TV TECH:

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Il punto sullo stato della “grande rete”

Si conclude oggi, a Trieste la due giorni dedicata all’importante conferenza sullo stato di internet in Italia, che ha visto alternarsi numerosi interventi di esperti in vari ambiti tecnologici ed ha previsto, per coinvolgere anche chi non si sia recato di persona presso la sede del Magazzino 26, anche una interessante diretta streaming dell’evento, visibile cliccando qui.

Per gli appassionati di Twitter è stato anche coniato l’hashtag ufficiale della manifestazione, l’acronimo #sotn2012 (State of the Net 2012).

Riflettendo brevemente sulle interessanti slides di Vincenzo Cosenza, social media strategist di BlogMeter, vorrei porre l’attenzione su alcuni interessanti dati, raccolti con fonte più che autorevole quale Audiweb/Nielsen (per i meno esperti e per i più curiosi, basti pensare che Nielsen è forse la più autorevole agenzia al mondo che raccoglie dati in merito a consumi e servizi): risulta infatti che in Italia il 73% della popolazione utilizzi regolarmente internet, un valore pari a circa 40,5 milioni di abitanti.

In relazione a differenti fasce di età, troviamo una lieve superiorità dei consumatori della rete di sesso maschile rispetto a quello femminile: parliamo di un 27,5 % contro un 22,5 %.

Dominio schiacciante, e secondo me non di certo imprevisto, di Facebook come argomento più ricercato su internet.

Fa invece quasi sorridere (ma c’è da piangere nel momento in cui la si paga…) il trend, ovvero l’argomento di attualità più ricercato in rete per reperire notizie ed approfondimenti: ebbene sì, lo scettro va all’IMU, che registra un 5000 % in più come parole chiave ricercata.

Insomma, Internet fa ormai sempre più parte della nostra vita e, come sono solito ripetere in occasione di vari eventi a cui prendo parte come formatore, da parte nostra diviene fondamentale essere o divenire membri di una cittadinanza digitale attiva piuttosto che esserne soggetti passivi e semplici ricettori di informazioni.

Andrea Cartotto

Trainer Andrea

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Volunia: un quasi epilogo a sorpresa

Di Volunia ho avuto modo di parlare dopo pochissimo tempo dalla presentazione mondiale avvenuta da parte del suo creatore, il Professor Massimo Marchiori, presso l’Università di Padova.

Il Professor Massimo Marchiori, foto tratta dall’articolo pubblicato su corriere.it

Cliccando qui potete ancora leggere il “test su strada” del motore di ricerca tutto italiano che ho potuto effettuare come Power User, che ha prodotto alla fine secondo la mia analisi più di una sufficienza, poichè le funzionalità di Volunia erano ancora piuttosto limitate ed in fase di sviluppo, in attesa che venisse messo pubblicamente a disposizione di tutto il popolo della rete.

Sicuramente è un progetto innovativo ed interessante, ed ho sempre cercato di seguirne gli sviluppi culminati, proprio in questi giorni, con una nuova veste grafica e maggiore stabilità. A sorpresa però, il Corriere della Sera rilancia un articolo, che potete consultare con un clic quiin cui sembra che l’esperienza di Marchiori – prima ancora di tenere a battesimo ufficialmente la sua creatura – sia già conclusa.

L’intervista al Professore e grande mente della rete lascia un po’ di amaro in bocca ad appassionati, navigatori ed esperti del settore, ed a mio avviso apre alcuni interrogativi circa le reali motivazioni di una scelta che lo vede abbandonare il ruolo del Direttore Tecnico…in soldoni, e perdonatemi la metafora, è come se la pasta fresca di Giovanni Rana, che della sua immagine ha fatto il cardine del marketing della sua azienda, esautorasse proprio il suo patron, sostituendolo con non si sa bene cosa…

In attesa dunque di saperne di più vi lascio alla lettura dell’intervista, attendendo ulteriori conferme ed aggiornamenti.

Andrea Cartotto

Trainer Andrea

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Sei pronto per Move Mobile? Fai il test al tuo sito!

Ormai gran parte del nostro modo di comunicare passa dal web, volenti o nolenti: siti internet, blog, profili sui principali social networks e chi più ne ha più ne metta…

L’idea di una vetrina sulla rete, costituita proprio da un sito internet ben progettato ed accessibile, rimane una soluzione gradita ai più per far conoscere la propria attività, offrendo quindi un ottimo biglietto da visita digitale, o per condividere la propria passione con altri utenti e navigatori. Consideriamo però che ormai la navigazione sul web non avviene più in prevalenza da pc, ma sta vedendo il sorpasso di dispositivi più pratici e diffusi come gli smartphone e i tablet. Siamo sicuri però che il nostro sito, proprio quello accattivante e completo che abbiamo pubblicato, si presenti impeccabile anche su schermi di ridotta dimensione e con un browser differente da quello presente normalmente sul computer? Possiamo toglierci ogni dubbio con l’efficacissimo e pratico servizio Move Mobile, una soluzione eccellente e poco nota sfornata per noi dai lungimiranti laboratori di Google. L’utilizzo è semplicissimo: clicchiamo su FAI IL TEST DEL TUO SITO, inseriamo l’indirizzo completo che vogliamo verificare (nel mio caso, ovviamente, http://www.trainerandrea.wordpress.com) e nel giro di pochi secondi il sistema ci mostrerà sul gradevolissimo smartphone virtuale presente sulla destra una delle pagine del sito da noi scelto (tramite l’url digitato)  per la verifica, consentendoci di capire a colpo d’occhio come si presenta la sua visualizzazione mobile.

In seguito ad alcuni test svolti in ambiente Android, posso dire di aver riscontrato qualche lieve difformità tra la visualizzazione proposta dal servizio e l’effettiva resa grafica sullo schermo dello smartphone, ma mi sento di premiare l’idea che sta alla base del progetto Move Mobile,  la sua realizzazione tecnica e l’efficacia pratica offerta, in ragione soprattutto della sua semplicità d’uso. E tu, hai già provato a fare un controllino al tuo sito?

Andrea Cartotto

Trainer Andrea

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E’ tempo di Volunia…oppure no?

Dopo la curiosità suscitata in occasione della sua presentazione mondiale il 6 febbraio, presso l’Università di Padova, l’interesse per Volunia – nuovo motore di ricerca made in Italy (diciamolo!) – sembra essere fisiologicamente scemato, in attesa che il suo utilizzo venga aperto a tutti gli utenti della rete e che sia ufficialmente stabile.

Pare che in tempi relativamente brevi la fase di testing sarà definitivamente completata e che semplicemente digitando http://www.volunia.com nella barra degli indirizzi di un qualunque browser tutti potranno sperimentare in prima persona un esperienza che potremmo definire, a ragione, un concreto contatto con il mondo di internet 3.0, una nuova frontiera della rete in cui il nostro ruolo sarà quello di utilizzatori  attivi che non si limiteranno alla ricerca di informazioni ma in tempo reale potranno condividerle in maniera social direttamente dal loro motore di ricerca.

Perchè Volunia è proprio questo: un motore di ricerca evoluto sviluppato dal Professor Massimo Marchiori, che dopo aver contribuito in maniera determinante alla nascita del colosso Google per poi seguire in maniera più defilata la sua straordinaria conquista del web, dedicandosi all’insegnamento universitario presso l’ateneo di Padova ha coltivato per anni in segreto l’ambizioso progetto di modellare con le proprie mani un servizio che in qualche maniera andasse ad intaccare il monopolio di fatto acquisito dallo stesso Google.

Queste ottime premesse non potevano che solleticare la mia curiosità come quella di numerosissimi altri internauti, poichè l’esperienza insegna che al di là delle eccellenti premesse e della pur ottima teoria, nulla è meglio di una prova su strada per saggiare le potenzialità di un prodotto o di un servizio e per decretarne da subito il successo o il tramonto. Nel caso di Volunia, l’accesso al momento è riservato ai soli utenti privilegiati, denominati power user, che si sono con anticipo registrati gratuitamente presso l’apposito portale messo a disposizione dagli sviluppatori Volunia, fornendo un indirizzo e-mail valido a cui sarebbero state inviate delle credenziali di prova.

Fortunosamente, dopo una paziente e lunga attesa, anch’io sono entrato a far parte della lista dei power users ed ho potuto verificare (e spremere) dal vivo quanto Volunia metta realmente a disposizione degli utenti, pur con i normali limiti di una versione ancora acerba e sperimentale,

A breve, su queste stesse pagine pubblicherò la recensione della mia prova su strada di un motore di ricerca indubbiamente interessante, con alcune luci ma anche alcune ombre, non fosse altro perchè si troverà ad affrontare l’ingrato compito di scalfire le abitudini del popolo della rete di fronte ad un concorrente, Google, che non sta certo alla finestra ma punta costantemente a migliorarsi e ad offrire servizi innovativi e user friendly.

Nell’attesa, cliccando qui sarà possibile per i ritardatari guardare il video della presentazione in anteprima mondiale di Volunia.

Andrea Cartotto

Trainer Andrea

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Virtuale…a chi? Breve analisi della vita in digitale

Ci sono alcuni termini in ambito informatico e più diffusamente tecnologico che meritano un doveroso approfondimento, e tra questi c’è proprio virtuale, usato spesso come aggettivo ma anche disinvoltamente come attualissimo sostantivo.

La domanda più classica che ci potremmo porre è: sappiamo realmente cosa significa? Scopriremmo che la risposta non è affatto scontata. Siamo portati a pensare a qualcosa di virtuale come a qualcosa che “non esiste”o, ancor meglio, esiste solo nel mondo del computer, e questo rischia di condurre soprattutto i più giovani ad un pericoloso fraintendimento: il credere cioè che un sinonimo perfetto di virtuale sia irreale.

Se ci ragioniamo un secondo, in effetti, parrebbe che non si tratti di qualcosa di tangibile, che possiamo maneggiare concretamente, ed anzi qualcosa verso cui possiamo manifestare una certa disinvoltura. Prendiamo alcuni classici ritrovi della rete, come Netlog (aggregatore sociale rivolto prevalentemente ai ragazzi) o il più che famoso Facebook, frequentato da internauti di tutte le età ed interessi. Si tratta di enormi piazze non appartenenti alle nostre città ma immensamente più frequentate, più colorate, più vive, aperte a tutte le ore. Piazze, appunto, che definiamo a pieno titolo virtuali. L’unica cosa che ci separa da loro è il monitor del nostro pc (o smartphone, per essere al passo con i tempi), e questo ci consente proprio la disinvoltura a cui facevo riferimento prima. Abiti comodi, niente trucco per signorine e signore, timidezza alle spalle, una foto del nostro profilo convincente (più o meno rispondente al vero) e via con la tastiera, convinti che che le nostre parole si depositino in un mondo intangibile pronte a perdersi nella memoria della rete una volta chiuso il sito del quale siamo frequentatori (e consumatori) quotidiani. Anzi, aggiungiamo che sappiamo bene che la rete diviene proprietaria di tutto ciò che facciamo scivolare su di essa, ma proprio perchè si tratta di un mondo virtuale non ce ne curiamo abbastanza. Ma com’è veramente il nostro rapporto con il computer e con internet? Per comprenderlo pienamente basterebbe sostituire al termine virtuale il più corretto ed appropriato termine digitale, come consiglio sempre di fase in occasione dei miei corsi e degli incontri in cui sono chiamato a parlare di sicurezza informatica. Parlare di digitale significa certamente fare riferimento ad un’esperienza che nasce e vive grazie al computer, ma che esiste eccome! E che, come tale, produce conseguenze dirette ed indirette nella nostra vita quotidiana, quella reale. Il più classico degli esempi lo potremmo fare prendendo a modello una chiacchiera in chat o una conversazione tramite i social networks con un interlocutore che abbiamo conosciuto solo in rete e di cui dunque non possiamo e non dobbiamo fidarci. Quella conversazione è tutto tranne che virtuale, proprio perchè può produrre tangibili effetti nella vita reale. Che tale riflessione non sia affatto scontata e cristallina ce lo dicono gli episodi di cronaca che fanno riferimento a Facebook ed ai suoi derivati e che vedono coinvolti tanto utenti giovani, talvolta minorenni, quanto più adulti e presumibilmente più consapevoli.

Ecco che allora la nostra presenza sulla rete (e i formidabili strumenti che ci mette a disposizione) deve semplicemente essere una proiezione di noi stessi rispondente al vero, con i nostri punti di forza e le nostre debolezze, e non un modo di costruirci una identità alternativa, quello che in gergo viene definito un alias.

Di virtuale insomma possono esserci giusto i nostri sogni, le nostre aspirazioni, ma attenzione: essere cittadini di questa era, l’era digitale, ci consente di sfruttare proprio Internet e il suo potenziale per far divenire anche quelli delle soddisfacenti realtà!

Andrea Cartotto

Trainer Andrea

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Sexting: conoscerlo veramente per evitarlo

La rete, libera per sua natura e vocazione, non deve essere mai essere intesa come un mondo a sè: il rischio infatti, è che in uno spazio virtuale i cui confini a volte sono labili trovino spazio comportamenti che hanno ripercussioni sin troppo reali una volta fuoriusciti dallo schermo dei nostri computers.

Questa riflessione, validissima anche per gli adulti, si rivela però estremamente concreta pensando alle azioni dei ragazzi, che sguazzano all’interno della rete con grande disinvoltura. Tale disinvoltura però si tramuta in assenza di autocontrollo nel momento in cui prendono forma fenomeni come quello del sexting.

L’espressione, ancora troppo poco pubblicizzata dai media, è una sintesi tra i termini sex e texting (scrivere, fare uso di testo) e si riferisce all’abitudine di scambio su internet, prevalentemente tra ragazzi e giovani, di foto e video a sfondo erotico – sessuale corredato da commenti più o meno espliciti. Tali immagini, che possono tranquillamente essere realizzate con l’autoscatto di uno smartphone, entrano nel circuito web attraverso i social networks e i canali di chat per poi aggrovigliarsi nei meandri della rete.

A mio parere, non occorre essere psicologi per capire cosa spinga un giovane a questo tipo di condivisione: il compimento di un gesto trasgressivo, l’esibizionismo e la voglia di apparire (non siamo forse nell’era del Grande Fratello? E non mi riferisco al noto reality…), il desiderio di lasciarsi alle spalle timidezze e inibizioni. Ma il pericolo è proprio questo, il fatto che un fenomeno come quello del sexting ci sembri normale e del tutto giustificabile come un banale “errore di gioventù”, anche alla luce di quanto la nostra società ci offre.

E se è vero che “ciò che pubblichiamo in rete diviene poi di proprietà della rete stessa” ci rendiamo ancor più conto di quanto la soglia della nostra sfera più intima si abbassi pericolosamente: una ragazza che invia uno scatto molto provocante ad un suo coetaneo  – che sia amico o fidanzato – mediante strumenti di fatto pubblici come il Facebook di turno, affida completamente nelle mani di quest’ultimo ciò che di più personale possiede, e lo fa consapevolmente, spesso senza alcuna forzatura. Da quel momento, una azione che poteva normalmente rimanere circoscritta nell’ambito di una relazione sentimentale viene catapultata in un groviglio di contatti, che possono a loro volta visionare, mostrare apprezzamento con un clic (pensiamo proprio al mi piace di Facebook) o – ancor peggio – a loro volta condividere una foto o un video ampliando in maniera potenzialmente smisurata e difficilmente controllabile il pubblico destinato a recepire quel contenuto.

Non c’è incontro dedicato alla formazione su questi temi che tenga, rivolto a studenti o adulti, se a monte non siamo noi stessi ad educarci ad un nuovo concetto di riservatezza. E non si tratta di essere bacchettoni ma solo di scoprire nuovamente quando sia invece estremamente trasgressivo ritornare a quella stessa discrezione che utilizziamo nella vita reale. A costo di rimetterci in popolarità forse, dal punto di vista di alcuni giovani, che privati del loro hobby potrebbero pensare di veder diminuire il numero dei loro amici “social”.

E, in tutto questo, non ho volutamente citato il pericolo che più che i genitori deve far ragionare un attimo in più gli stessi figli: protetti dalla rete tutti noi possiamo costruirci un alter ego credibile, quello che forse saremmo voluti essere, e non sempre dall’altra parte troveremo ad attenderci l’interlocutore che immaginavamo, lo stesso interlocutore che potrebbe tramutare una foto da noi inviata in uno strumento per far leva sulle nostre debolezze.

Di fronte al sexting però e a suoi derivati non ci si difende con la paura ma con il buon senso e la conoscenza: in fondo, quando camminiamo per la strada la foto dei nostri cari o della persona che amiamo la conserviamo al massimo nel portafoglio o in una zona protetta del cellulare, senza abbandonarla sul marciapiede…a beneficio di tutti.

E, se proprio la frittata nel frattempo è stata fatta, possiamo sempre ricorrere per una segnalazione o per trarci d’impaccio alla professionalità e alla discrezione degli agenti della Polizia Postale, presenti in tutte le regioni d’Italia. Senza sperare però che compiano in ogni circostanza miracoli: il loro è un delicato compito preventivo a tutela dei più deboli anzitutto, rivolto a regolamentare l’uso di internet, che però si pone come uno strumento talmente universale da rendere difficile un capillare contrasto. Di fronte al world wide web che sorvola le  nostre teste infatti, anche per soggetti qualificati come i tecnici della Polposte diviene difficile intervenire laddove la ragnatela sia ormai talmente estesa da essere divenuta fuori controllo.

Per una volta dovremmo essere contenti in realtà invece di lamentarci: siamo quindi noi gli unici veri artefici e responsabili dei nostri comportamenti in rete, non dimenticando quanto questi siano reali. 

Di virtuale fortunatamente, se sappiamo come comportarci nel rispetto degli altri e di noi stessi, resta solo il pericolo.

Andrea Cartotto

Trainer Andrea